Prysmian si prepara alla conquista dell’offshore

Prysmian si prepara alla conquista dell’offshore

L'operatore leader nell’installazione e nella fornitura di cavi sta incrementando le proprie capacità per i mercati in crescita delle interconnessioni e dell'eolico offshore.

25 Giu 2018

Fonte: Recharge, Global Offshore Wind Special Edition (giugno 2018) - D. Sniekus

 

Il potenziale offerto dal mercato delle interconnessioni elettriche offshore in Europa, pari a 20.000 km di nuovi cavi necessari già nel prossimo decennio, si sta dimostrando di proporzioni tali da spingere Prysmian a tenere il piede sul pedale degli investimenti nonostante negli ultimi anni il settore abbia registrato risultati inferiori alle aspettative.

L’imminente incremento di interconnessioni ad alta tensione tra i paesi e di parchi eolici offshore di maggiori dimensioni e più lontani dalla costa ha convinto Prysmian a dare il via libera a un secondo ingente investimento quinquennale volto a costruire una supernave posacavi all’avanguardia da 170 milioni di euro, riequipaggiare le proprie linee di produzione per sistemi ad alta tensione da 66 kV e predisporre l'integrazione da 3 miliardi di dollari del proprio rivale statunitense General Cable.

La nuova nave posacavi, il cui nome non è stato ancora reso noto, andrà a sostituire la veterana Giulio Verne, operativa dal 1985, che ormai ha “qualche capello bianco", ha dichiarato a “Recharge” Raul Gil, COO di Prysmian Powerlink.

Con il varo previsto nella seconda metà del 2020, la nave fisserà nuovi standard in quanto a “capienza e capacità" grazie a una doppia piattaforma rotante da 7.000 tonnellate, una macchina interro cavi robotizzata e altri veicoli per l’interro, una velocità massima di 12 nodi (22 km/h) e la capacità di installare linee fino a profondità di 3 km.

“Lo stato dell’arte della nuova nave sarà il più avanzato presente a oggi sul mercato, con una maggiore velocità di transito e una più rapida installazione di qualunque tipo di cavo” ha affermato Raul Gil.

Questa imbarcazione sarà in grado di raggiungere direttamente il Viking Link, il collegamento da 1,4 GW tra Danimarca e Regno Unito che rappresenta uno dei maggiori progetti al largo dell’Europa ma anche quello più a lungo rimandato, nonché una delle numerose grandi interconnessioni che Prysmian sta attualmente gestendo, insieme al collegamento da 1,4 GW nel Mare del Nord tra Norvegia e Gran Bretagna, le linee ElecLink e IFA2 tra Francia e Regno Unito, e il Western Link tra Scozia, Galles e Regno Unito. Gil sottolinea tuttavia che la nuova nave non solo aumenterà le capacità di Prysmian nel settore dell’eolico offshore, ma anche nell'ambito di importanti progetti transnazionali.

La nave sarà in grado di gestire in maniera più efficiente alcuni dei progetti offshore di minore portata che attualmente stiamo gestendo con altre navi Prysmian.

“Sarà in grado di effettuare la posa dei cavi utilizzando una minore quantità di giunzioni e questo grazie alla maggiore capacità offerta dalla piattaforma rotante e a un livello superiore di flessibilità, data dalla possibilità di svolgere simultaneamente le operazioni di posa e interro. In tal modo si potranno risolvere alcuni dei problemi che il settore riscontra quando un cavo viene posato e lasciato esposto sul fondale marino, andando incontro a danni causati dalle ancore dei pescherecci o di altro genere”.

Quest’ultima tranche di investimenti sottolinea la fiducia strategica che Prysmian ripone nel settore dei cavi sottomarini, che finora non ha visto quella "piena" espansione prospettata inizialmente con un mercato fino a 3 miliardi di euro annui.

Nel periodo 2016-2017 il mercato si è posizionato sotto la media dei 2,3 miliardi di euro registrata sin dal 2010: un livello che il 2018 non riuscirà probabilmente a superare a causa del rallentamento di diversi importanti progetti di interconnessione.

Gil insiste tuttavia sul fatto che sarebbe sbagliato prendere decisioni sulla base di un biennio “relativamente debole” piuttosto che guardare al quadro d’insieme in un orizzonte a lungo termine. “Credo sia uno degli sbagli che facciamo in questo settore” ha aggiunto, affermando anche: “Ogni azienda ha il suo modo di gestire i rischi di mercato. Il mercato è fatto di alti e bassi, si sa. Completare un progetto a dicembre significa avere un anno positivo, ma se lo si completa a gennaio, non è più così. È importante guardare le macrotendenze e queste sono positive”.

Prysmian può contare su un solido portafoglio ordini di 1,9 miliardi di euro. Inoltre ha saputo riconoscere la direzione presa dall'eolico offshore in Europa, in virtù della quale ha confermato una strategia di investimento per un totale di 250 milioni di euro tra il 2012 e il 2016 per potenziare gli impianti produttivi in Finlandia, Norvegia e Italia e riequipaggiare le navi Cable Enterprise, Giulio Verne e Ulisse

Secondo Gil il grande potenziale è rappresentato dal boom delle costruzioni che interesserà l’eolico offshore dopo il 2020 e che porterà alla comparsa di progetti multi-gigawatt nei mari europei.

“In termini produttivi i progetti che verranno avviati a partire dal 2020 beneficeranno dell’attuale crescita del mercato eolico offshore. Grazie alle gare d'appalto dello scorso anno e di quest'anno Prysmian si è assicurata nuove commesse per il 2018 e per il prossimo anno, ma anche oltre il 2020”.

Prysmian si sta inoltre reinventando per soddisfare la crescente richiesta di forniture cavi sul modello “one-stop-shop” da parte dei gestori di reti di trasmissione e degli sviluppatori.

“Stiamo portando avanti la nostra strategia volta a posizionarci in ambito dell’EPC [Engineering, Procurement and Construction] per l’eolico offshore” ha dichiarato Gil. “Il mercato può anche considerare Prysmian un produttore di cavi, ma noi puntiamo a offrire un approccio ‘chiavi in mano’. Disponiamo di tre navi posacavi, un’ampia gamma di tecnologie di installazione, un notevole track record di esperienze nel settore dei cavi sottomarini, che risale al periodo in cui posavamo i cavi per le telecomunicazioni, e dimostriamo di poter gestire tutte le interfacce dei progetti infrastrutturali per la trasmissione di energia elettrica".

“Non siamo un Integrator che acquista tutto: noi ci occupiamo di tutto. E ‘internalizzando’ parti della supply chain che prima affidavamo all'esterno possiamo trasformare questi costi in una fonte di reddito.”

Questo modello è stato applicato per la prima volta nell’ambito di Wikinger, il parco eolico offshore tedesco da 350 MW, dove Prysmian ha gestito per lo sviluppatore Iberdrola una parte del progetto, occupandosi delle fasi che andavano dalla produzione all'installazione di collegamenti inter-array nel sito nel Mar Baltico. Ora che l’impianto è operativo Prysmian si occuperà dei servizi O&M per i sistemi elettrici.

Wikinger, che è stato connesso alla rete elettrica alla fine del 2017, ha rappresentato per Prysmian una straordinaria opportunità per accrescere il proprio know-how, inserendo i cavi inter-array nel suo bagaglio di competenze consolidate.

“Ora riusciamo a comprendere più a fondo le differenze che esistono tra il sistema EPC con cavi inter-arrary e i cavi per l’esportazione e le interconnessioni: le complessità sono diverse e l’EPC è più strettamente correlato alla ripetibilità, e in un certo qualche modo è anche più semplice perché una volta che si posa una linea inter-array si acquisisce maggiore competenza per la posa successiva e così via” ha spiegato Gil.

“Gestire internamente le interfacce dei progetti è decisamente più facile per noi perché già operiamo in questo modo per i progetti relativi ai sistemi di cavi per l’esportazione e alle interconnessioni. Questo significa anche che possiamo creare più valore per il cliente”.

Secondo Gil pensare agli obiettivi di lungo periodo è un concetto molto chiaro a Prysmian, la cui lunga tradizione aziendale risale alle campagne di posa della prima linea telegrafica transatlantica del XX secolo. Ritiene inoltre che questa esperienza permetta all'azienda di individuare alcune dinamiche di mercato non appena emergono (riduzione dei costi, nuove tecnologie, consolidamento), un fattore estremamente rilevante nel settore dell’eolico offshore.

“La principale sorpresa degli ultimi cinque anni è ovviamente la riduzione così rapida e profonda del costo dell’energia eolica offshore. Questo ha rappresentato per tutti una svolta significativa. Ci vorrà ancora del tempo, ma possiamo prevedere che presto i paesi potranno disporre di energia eolica offshore a un costo inferiore rispetto a quello delle tradizionali fonti di energia".

Gil riconosce tuttavia che i rischi non mancano, incluso il potenziale “effetto perturbatore” per l'economia dell’eolico offshore qualora i prezzi dell’elettricità non aumentassero a un livello tale da permettere di realizzare i progetti non sovvenzionati, come invece ci si attende.

Ma con Wikinger che indica a Prysmian la strada da seguire, la sua fiducia nel settore è ai massimi livelli.

“Dobbiamo riconoscere che il settore non è ancora maturo, ma sta per diventarlo. Siamo molto ottimisti su come questo mercato si sta sviluppando”.

 

Download pdf